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Val Grana, l’ultimo cielo nero delle Alpi

A causa del dilagante inquinamento luminoso, un fenomeno che interessa il 90% della popolazione europea, da diversi decenni osservare la volta celeste e distinguere il bagliore inconfondibile della Via Lattea è sempre più arduo. È per questo motivo che il cielo buio di una vallata cuneese, la Valle Grana, è diventato un sito di interesse riconosciuto dall’UNESCO. La conformazione corta e ripida della valle la rende un luogo unico nel suo genere e con valori di buio eccezionali che permettono di contemplare il firmamento nelle stesse condizioni di alcune regioni remote del pianeta, il tutto a meno di cento chilometri da Torino. Il desiderio di valorizzare questa unicità ha smosso scienziati e studiosi a presentare un progetto volto a mettere in luce le caratteristiche di questa splendida valle piemontese.

La bellezza della Valle Grana infatti non si limita ai cieli bui: la presenza di petroglifi risalenti al III millennio a.C. tracciano la storia della valle che, in epoca romana, divenne parte della provincia detta delle Alpes Maritimae e nodo cruciale per le vie di comunicazione tra le diverse vallate limitrofe. Il caratteristico Santuario di San Magno sorse su antichi siti di culto pagani e vide successivamente imporsi la presenza romana, testimoniata dal ritrovamento di parte di un’ara votiva dedicata a Marte. In ambito culinario il Castelmagno, formaggio dal gusto forte e caratteristico denominato “re dei formaggi”, è un altro tratto distintivo di origini antiche: la sua produzione è attestata sin da tempi antichi grazie a un documento datato 1277. Preservare le peculiarità della Valle Grana permette di incentivare il turismo nella zona e al tempo stesso di tutelare il ricco ecosistema oggi presente.

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