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Uso del dialetto e multilinguismo nell’opera di Benito Mazzi

Gigliola Sulis nell’introduzione ad un saggio sull’opera di Laura Pariani sostiene che negli ultimi trent’anni è presente nei romanzi italiani una preferenza per le narrazioni cosmopolite, lontane dalla società rurale e dai dialetti.
Alcuni autori hanno però reagito a questa omologazione linguistica e culturale prediligendo storie ambientate in zone periferiche o trascurate, e lo hanno fatto ricorrendo al dialetto o a forme linguistiche eterogenee.

Il multilinguismo è infatti caratteristica rilevante di alcuni scrittori, tra cui l’ingiustamente trascurato Benito Mazzi, scrittore piemontese della Val Vigezzo.
Benito Mazzi si inserisce a pieno titolo nella tradizione piemontese multilingue di Faldella, Pavese e Fenoglio.
La sua produzione narrativa racconta di storie locali della sua Valle, utilizzando una lingua influenzata dal dialetto e caratterizzata da un mix di italiano popolare, colloquiale e parlate locali.

Rivista Savej vi accompagna alla scoperta di una delle opere più rappresentative dello stile di Benito Mazzi, La formica rossa, e della sua lingua “pensata in dialetto”.