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Uomini e stambecchi

Cent’anni fa, precisamente il 3 dicembre 1922, nasceva in Piemonte il primo parco nazionale italiano, il Gran Paradiso. Spaziando dalle valli Orco e Soana alle valdostane val di Rhêmes e val di Cogne e Valsavaranche, protetto dalla corona di ghiaccio delle creste alpine, dai pascoli e dai laghi delle vaste terre alte del Nivolet, la porzione di terra inserita nel parco deriva dalla Riserva reale di caccia dei Savoia istituita a metà dell’Ottocento per contrastare l’estinzione dello stambecco. Pare un paradosso ma la volontà di essere gli unici uccisori di questa specie montana rese i Savoia i veri salvatori degli ungulati che oggi popolano le valli alpine.

Simbolo del parco con le sue lunghe corna lo stambecco non era l’unico animale a rischio di estinzione a inizio Novecento: gli esemplari di lupi, linci, orsi e gipeti erano diminuiti in modo preoccupante e il loro numero cominciò a risalire solo dopo l’istituzione del Parco dopo la cessione allo Stato, voluta da Vittorio Emanuele III, degli oltre duemila ettari di Riserva reale di caccia. Durante i duri anni della Seconda guerra mondiale Renzo Videsott, trentino trasferitosi a Torino, si impegna a preservare le specie del Parco e successivamente ne diventerà direttore sventando una seconda estinzione dello stambecco che in vent’anni tornerà a contare più di tremila esemplari.

Oltre ai riconoscimenti e ai premi vinti – uno tra questi l’inserimento nella Green List da parte dell’Unione internazionale per la conservazione della natura – il Parco Nazionale del Gran Paradiso ha raggiunto importanti obiettivi come la reintroduzione del gipeto a cent’anni dalla scomparsa. Svaniti i problemi dei bracconieri oggi è il cambiamento climatico a minacciare gli ecosistemi del Parco e, ancora una volta, servirà il contributo di tutti per preservare questi paradisi terrestri.

Il primo parco nazionale italiano si racconta questa settimana su Rivista Savej!