La-morra-cover-2

Tra castelli e monasteri, il Medioevo piemontese nei nomi di luogo

La vita delle comunità rurali in Piemonte non cambiò molto in seguito alla caduta dell’Impero romano, così come si proseguì a parlare latino per un periodo molto lungo – almeno nei documenti scritti – e, anche se la frammentazione politica del Medioevo contribuì a far crollare il sistema viario del mondo romano, le antiche strade latine continuarono ad essere utilizzate per gli spostamenti. Proprio nel Medioevo ebbero origine molti dei nomi di luogo piemontesi esistenti ancora oggi. Spesso questi toponimi sono legati a caratteristiche intrinseche al periodo storico stesso: dalla nascita del monachesimo occidentale, ad esempio, derivano Monastero Bormida e Monastero di Lanzo, allo stesso modo Cellarengo e Cellamonte prendono il nome dalle “celle”, le stanze utilizzate dai monaci.

L’instabilità politica medievale sfociò nel fenomeno dell’incastellamento: torri, mura e castelli iniziarono ad essere edificati in tutto il Piemonte per impedire razzie e difendersi dagli eserciti nemici. È così che da sostantivi quali “castello”, “torre”, “bastia”, “rocca” derivano i nomi di Castelletto sul Ticino, Castellinaldo, Torre Canavese o Torre Bormida, Roccaforte Mondovì, Monforte d’Alba, Bastia Mondovì e così via. Anche la gestione delle terre ha lasciato tracce toponomastiche: dai terreni comuni, infatti, si ricavavano appezzamenti che venivano assegnati alle persone tramite un sistema di sorteggio, così tali aree sono individuate con il nome di sorte o sorti. Questa usanza ha dato il nome a due parchi piemontesi: il parco naturale Bosco delle sorti della partecipanza nel vercellese e la zona naturale di salvaguardia Bosco delle sorti “la Communa” tra Asti e Alessandria.

Prosegue il nostro percorso alla scoperta dell’origine dei nomi di luogo piemontese su Rivista Savej!