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Torino liberty, quando i palazzi fioriscono

Corolle, boccioli, steli, frutti, foglie e figure evanescenti sono gli elementi caratterizzanti dello stile Liberty o Art Nouveau, movimento artistico che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si diffuse in tutta Europa influenzando arti figurative, arti applicate e architettura. Fu Torino una delle prime città italiane ad averne testimonianza diretta nel 1902 in occasione dell’Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna e fu proprio il capoluogo piemontese ad abbracciarne lo stile fluido ed elegante diventandone – insieme a Milano, Napoli e Palermo – uno dei centri propagatori. Borgo Crimea, borgo Po, borgo San Donato, Vanchiglia, Crocetta, borgo San Paolo, San Salvario, barriera di Francia sono solo alcuni dei quartieri torinesi che videro un proliferare di palazzi ed edifici Liberty.

Alcuni dei principali esempi si devono all’archistar Pietro Fenoglio autore di circa 140 progetti cittadini tra cui Villa Scott, l’iconico “portone del melograno” di via Argentero 4 e Casa Fenoglio-Lafleur. Proprio quest’ultima può essere considerata il simbolo del Liberty torinese grazie al suo profilo inconfondibile, ai serramenti ad ali di farfalla e al coronamento a petali in ferro e vetro giallo della torre angolare. La stagione Liberty si esaurì però velocemente e lo stile venne spazzato via dalla Prima guerra mondiale, eppure possiede ancora oggi un fascino e un potere magnetico in grado di ipnotizzarci col naso all’insù ammirando quei fregi, quei balconi e quelle finestre straripanti di fiori e frutti che ci fanno respirare il profumo della Belle Époque. Percorriamo un itinerario Liberty nella nostra Torino, questa settimana su Rivista Savej!