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Torino, i cittadini di pietra si raccontano

Scrutano i passanti, sono testimoni silenziosi della storia che scorre ai loro piedi anno dopo anno, i cittadini di pietra, le statue che adornano la città, sono divenuti a tal punto parte integrante del paesaggio urbano da essere talvolta ingiustamente ignorati, eppure la loro storia è parte della storia stessa di Torino, tutt’altro che immobili, hanno avuto vite avventurose e scatenato polemiche tanto da guadagnarsi in alcuni casi soprannomi impietosi.

Si può dire che l’usanza di punteggiare le città con sculture dedicate ai personaggi illustri sia tutta ottocentesca, è nel XIX secolo infatti che Torino diventò “la città più monumentata d’Italia”. Primo monumento pubblico fu la guglia Beccaria inaugurata nel 1808 in piazza Statuto e considerata il punto di ingresso agli inferi, seguita, nel 1837, dalla Colonna della Consolata, ma è solo dopo la salita al trono del re Carlo Alberto di Savoia-Carignano nel 1831, che le piazze di Torino iniziarono pian piano a popolarsi di tanti cittadini di pietra legati alla dinastia sabauda e all’epopea risorgimentale. Il Caval ‘d bruns (il duca Emanuele Filiberto) di piazza San Carlo è del 1838, Cui dui c’a rüsu davanti al Municipio, ossia il Conte Verde che lotta con il nemico del 1853, lo stesso anno in cui il re dei paracarri, l’austero obelisco Siccardi, venne collocato in piazza Savoia.

Figure femminili troppo discinte crearono non pochi problemi ad alcuni illustri: il monumento al Conte di Cavour venne infatti soprannominato “il fermacarte” e suscitò qualche imbarazzo per una donna – allegoria dell’Italia – adagiata ai suoi piedi con il seno al vento, andò anche peggio a Galileo Ferraris che, a causa di una “scienza” troppo procace, venne trasferito dalla centralissima piazza Castello ad un’aiuola del corso che porta il suo nome, alla convergenza con i corsi Montevecchio e Trieste.

E infine, lo sapevate che la statua di Quintino Sella ha trovato collocazione definitiva solo in tempi recenti e che l’Alfiere dell’Esercito Sardo di piazza Castello è stato censurato per molti anni? Queste e molte altre curiosità su Rivista Savej!