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Polizia e ordine pubblico nell’Ottocento piemontese

Nel maggio del 1814 il ritorno del re Vittorio Emanuele I a Torino inaugurò il periodo comunemente conosciuto come Restaurazione che, proprio nel Regno di Sardegna, raggiunse il suo apice per esaltazione e furore ideologico. In realtà è ormai assodato che la Restaurazione in Piemonte sia stata più ideale che reale: molte delle innovazioni napoleoniche continuarono a esistere, spesso accanto a vecchie istituzioni dell’Antico Regime riportate in auge.

Fu così che la ben organizzata gendarmeria di stampo francese venne sostituita da un altro corpo armato con le stesse funzioni di controllo: i Carabinieri Reali. Situazione diversa fu per il Ministère de la police gènèrale che vide la sua naturale evoluzione in un Ministero di Polizia caratterizzato da una commistione di personale civile e militare, ma solo fino ai moti del 1821 quando l’amministrazione di polizia venne militarizzata. Dal periodo di dominazione francese derivò anche una migliore organizzazione burocratica e una spiccata attenzione alle opinioni politiche pericolose, come liberalismo e mazzinianesimo. Dopo i moti del 1821 in particolare, la polizia sabauda politicizzò l’attività repressiva operando spesso in modalità del tutto discrezionali.

Bisognerà attendere l’ottobre 1847 per assistere ad una radicale riforma dei settori della giustizia e della polizia, condizionata dal malcontento popolare e dalle agitazioni dell’opinione pubblica. Contraddizioni e ambiguità resteranno comunque caratteristiche del sistema repressivo piemontese anticipando il conflitto post-unitario tra la necessità di una severa repressione dei comportamenti illegali e la tutela dei diritti concessi ai cittadini. Scopriamo l’evoluzione del sistema repressivo piemontese pre-unitario su Rivista Savej!