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Pietro Canonica, quando il marmo prende vita

Nella Torino di fine Ottocento un bambino di umili origini trascina faticosamente un blocco di marmo nella neve guadagnandosi pochi spiccioli ma coltivando il sogno di “far dire al marmo ciò che io volevo”: il suo nome è Pietro Luigi Canonica e ha un futuro da grande scultore davanti a sé.
Nato il 1° marzo 1869 a Moncalieri, Canonica fin da bambino iniziò a manifestare grande interesse nei confronti dell’arte osservando meravigliato la bottega di uno scultore torinese vicino a casa sua che si offrì di insegnargli il mestiere. A soli undici anni si fece ammettere all’Accademia Albertina di Belle Arti continuando a lavorare per non gravare sulla famiglia. Grazie all’aiuto del suo insegnante Odoardo Tabacchi, Canonica realizzò le sue prime opere e riuscì ad aprire il suo studio.
A 17 anni la sua opera Ruth venne acquistata da re Umberto I e Canonica iniziò a esporre all’estero: con la sua Monachina vinse la medaglia d’oro al Salon di Parigi. Canonica inizia così a essere incaricato di dar vita ai ritratti dell’alta borghesia e dei reali italiani ed esteri scolpendo le fattezze – tra i tanti – di Franca Florio, Lyda Borelli, Edoardo VII, il presidente turco Mustafa Kemal Atatürk e la duchessa di Genova Elisabetta di Sassonia, madre della regina Margherita. Ebbe successo anche in Russia dove, invitato dal granduca Vladìmir Aleksàndrovi Romanov, lo scultore fu presentato allo zar Nicola II.
Oggi gran parte delle opere di Canonica si possono ammirare presso il Museo a lui dedicato a Villa Borghese a Roma, dove lo scultore trascorse l’ultima parte della sua vita.
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