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Perdersi nel verde

L’origine dei labirinti è da ricercarsi molto indietro nel tempo, se ne ha traccia fin dal Neolitico. E se nella cultura classica il labirinto era segno di potere e, a volte, si trasformava in trappola per creature mostruose, con il Cristianesimo assume il simbolismo del cammino spirituale che il fedele deve compiere.

Il significato mistico si va ad affievolire con il passare dei secoli e il labirinto diventa un semplice elemento paesaggistico, un ornamento per i giardini degli aristocratici. I primi labirinti non erano progettati per condurre i visitatori allo smarrimento ma per presentar loro profumi e sensazioni con una sequenza definita e un percorso unidirezionale. Solo con il labirinto di Versailles del 1677 le cose cambieranno e il labirinto sarà per secoli legato al concetto del perdersi e del ritrovarsi.

Gli antichi esempi di Versailles e della Reggia di Venaria purtroppo non sono sopravvissuti al tempo e alla storia, ma in Piemonte esistono due grandi labirinti ancora visitabili e ammirabili. Nel primo caso la destinazione si trova in Canavese presso il Castello di Masino ai cui piedi si trova il secondo più grande “rompicapo” di siepi d’Italia, costruito alla fine del XVII secolo con una insolita pianta semicircolare e un’area di tremila metri quadrati. Il secondo esempio è quello di Tenuta Berroni, alle porte di Racconigi, dove è possibile visitare un labirinto a pianta quadrata di circa 2.500 metri quadrati di estensione.

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