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Nuova edizione di “Primo Levi e il piemontese. La lingua de «La chiave a stella»”

Ricorre oggi l’anniversario della scomparsa di Primo Levi, la Fondazione Enrico Eandi ha scelto così di ricordare e omaggiare uno dei più grandi scrittori piemontesi pubblicando una nuova edizione del saggio di Bruno Villata “Primo Levi e il piemontese. La lingua de «La chiave a stella»”.

Pubblicato per la prima volta nel 2013, il testo di Bruno Villata costituisce un’attenta analisi della lingua che Primo Levi mette in bocca a Tino Faussone, l’operaio specializzato e giramondo protagonista del suo romanzo, La chiave a stella appunto, pubblicato per la prima volta nel 1978.

Su quest’opera di Levi si è detto e scritto molto, a Villata va però il merito di aver approcciato questo romanzo da un punto di vista insolito, quello appunto della lingua. Attraverso questo sentiero poco battuto scopriamo infatti che quello utilizzato da Faussone è un italiano costruito o pensato sul piemontese, una lingua ricca di sfumature e soprattutto testimonianza di un’epoca. Nella seconda metà del Novecento si assiste infatti nel nostro Paese ad un massiccio cambio linguistico dal dialetto alla lingua ufficiale, se da una parte la penisola si stringe attorno all’italiano avvertito come un mezzo per riscattarsi socialmente, dall’altra i dialetti conservano una varietà e ricchezza espressiva che merita di essere preservata. Faussone, da perfetto uomo del suo tempo, si esprime in italiano, ma trova nel piemontese un rifugio sicuro quando la lingua ufficiale non gli fornisce sufficiente sicurezza o forza espressiva.

Rivista Savej questa settimana vi invita alla lettura dell’opera di Villata fornendovi qualche spunto di riflessione e analisi.

Il libro esce in allegato al numero di aprile della rivista Torino Storia.

Ulteriori informazioni su come acquistare il volume sono disponibili nella sezione Editoria.