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Maria Antonietta Torriani alias la Marchesa Colombi

A fine Ottocento il destino di una donna era predeterminato: era infatti stabilito dall’ordine naturale delle cose che la massima aspirazione di una donna dovesse essere quella di diventare una madre, una moglie e una massaia perfetta. La Legge Casati del 1859 infatti escludeva le donne dall’istruzione superiore e il Codice Pisanelli del 1865, il primo Codice Civile dell’Italia unita, stabiliva che una donna non poteva fare nulla senza l’autorizzazione maritale. Nonostante il contesto sociale alquanto limitante, una giovane donna, novarese di nascita, sceglieva di seguire una strada fuori dal percorso tracciato dalla società e dall’educazione impartitale dalla famiglia: è Maria Antonietta Torriani.

Anticonformista e intraprendente, la Torriani nella seconda metà dell’Ottocento lasciò la vita novarese che ormai le andava stretta, ma alla quale restò sentimentalmente legata tutta la vita, per trasferirsi a Milano e iniziare una brillante carriera come scrittrice con lo pseudonimo de la Marchesa Colombi. Carriera che la porterà a diventare anche la prima firma al femminile del Corriere della Sera.

Riscoperta e apprezzata un secolo dopo anche da Italo Calvino e da Natalia Ginzburg, Rivista Savej questa settimana vuole ricordare la profonda attualità di questa donna sempre un passo avanti rispetto al suo tempo.

Autrice dell’articolo è Manuela Vetrano alias “La civetta di Torino“.