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Lidia Poët, la caparbietà al servizio della legge

Ero nata per studiare e non ho mai fatto altro, in un secolo nel quale le ragazze si occupavano esclusivamente di trine all’ago e di budini di riso. Fu un male o un bene? Non so. Ma sento che se rinascessi tornerei daccapo.

Lidia Poët

Sulla sua lapide, in Val Germanasca, è definita “prima avvocatessa d’Italia”, ruolo che conquistò faticosamente solo a 65 anni, dopo un’interminabile battaglia che condusse il dibattito fino al Parlamento dell’allora giovane Italia Unita. Sarebbe però ingiusto ricordare Lidia Poët solamente per questo primato e non per il suo ruolo da attivista per i diritti delle donne che la porterà a ricoprire il ruolo di presidente del comitato che ne promosse l’ammissione al voto.

La storia di Lidia Poët è quella di una donna forte, determinata, pronta a rompere gli schemi di una società restia ad affidare alle donne ruoli professionali, la cui vita è ancora oggi testimonianza di quanto i riconoscimenti ufficiali possano diventare secondari nei casi in cui competenza, volontà e genuina passione siano già presenti in abbondanza.

Lidia Poët, avvocatessa ribelle ed esponente di spicco delle battaglie per i diritti civili, delle donne e dei minori, questa settimana su Rivista Savej!