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Le concerie del Brüsacör

Nel 1826 Pier Paul Caffarel, nato nel 1783 a Luserna San Giovanni, rileva una piccola conceria situata in via Balbis, nel quartiere San Donato di Torino, e la trasforma in un laboratorio per la produzione del cioccolato. I gianduiotti sostituiscono il cuoio e simbolicamente rappresentano la lenta e progressiva scomparsa dell’arte conciaria dalla città. Una produzione artigianale che ha radici molto antiche e che fu molto fiorente non solo nel capoluogo sabaudo, ma anche in tutto il Piemonte, in particolare nelle zone di Biella, Vercelli, Cherasco, Bra e Savigliano. 

A partire dal X secolo in Francia le attività conciarie vennero organizzate in Corporazioni e regolamentate in maniera molto severa. A Torino fu Amedeo VI di Savoia, il Conte Verde, a firmare nel 1360 gli Statuti delle Corporazioni raccolti nel cosiddetto Codice delle Catene: ai conciatori che operavano principalmente lungo i corsi d’acqua e in particolare nei due borghi che allora si situavano al di là della Porta di Palazzo e della Porta di Po, fu fatto divieto, tra le altre cose, di lavare le pelli e gettare i residui delle lavorazioni nelle doire, i torrentelli che attraversavano le strade delle città (da cui il nome dei fiumi Dora Baltea e Riparia).

Iniziamo insieme su Rivista Savej una passeggiata immaginaria per le vie della città per scoprire tante curiosità su quest’antica arte: ad esempio lo sapevate che poco distante da Porta Nuova e dal giardino Sambuy, dove oggi fanno bella mostra di sé sfavillanti vetrine, sorgeva la contrada dei coriatori? E che lungo il Canale della fucina, uno dei tanti canali che attraversavano la città per alimentarne le manifatture, sorgevano diverse concerie? Secondo le statistiche a Torino nel 1823 si contavano addirittura 56 concerie, mica male per un’attività di cui oggi si è persa quasi completamente traccia!