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La dolce quarantena di Carlo Vidua a Marsiglia

Carlo Vidua, conte di Conzano, colui che permise l’acquisizione della prima collezione di reperti da cui avrebbe avuto origine il futuro Museo Egizio di Torino, fu senza dubbio uno dei più grandi viaggiatori dell’Ottocento, non solo in vita. Dopo la sua prematura scomparsa in Indonesia, nel Natale del 1830, la sua salma infatti viaggiò a lungo per mare, da Ambon a Giava fino in Europa, per trovare definitiva sepoltura solo nel 1833 nella Chiesa di San Maurizio di Conzano.

Tre grandi tour segnarono la sua vita: il primo, dal 1818 al 1821, tra Francia, Inghilterra, Danimarca, Svezia, Russia, Impero Ottomano, Egitto e Grecia. Il secondo, dal 1825 al 1826, tra Canada, Stati Uniti d’America e Messico. L’ultimo, dal 1827 al 1830, tra India, Cina, Manila, Filippine, Indonesia e Nuova Guinea. Proprio durante il primo grande tour della sua vita il piemontese fu costretto ad una lunga quarantena di quattro mesi nel lazzaretto di Marsiglia a causa di un’epidemia di febbre gialla. Le lettere ai famigliari da quel lungo periodo di isolamento sono quanto mai attuali. Il Conte di Conzano infatti, nonostante la paura incombente della morte, cercò di vivere costruttivamente l’isolamento obbligato.

Dopo tre anni e mezzo di viaggio, Vidua visse la quarantena come un’occasione per riposare, mettere ordine ai suoi appunti e dare sfogo alla sua creatività componendo musica con il cembalo che aveva prontamente affittato al suo arrivo in Francia. La musica come mezzo per esorcizzare la paura, una storia che, se non ci permette di indovinare il futuro, ci aiuta però a comprendere meglio il nostro presente. “Una delle più dolci quarantene che si sieno mai fatte” questa settimana su Rivista Savej.