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La danza dei fiumi piemontesi

Siamo abituati a pensare ai fiumi come a realtà immobili, elementi del paesaggio che, al di là dello scorrere dell’acqua, di ingrossamenti dovuti alle piogge e di riduzioni in caso di siccità, restano per lo più sempre al loro posto. In realtà i corsi d’acqua si muovono ed evolvono come ogni altra cosa sul pianeta, interagiscono con i rilievi e anche con altri fiumi: se non lo percepiamo è perché il loro ritmo di cambiamento è lentissimo, soprattutto se paragonato al nostro.

I fiumi piemontesi sono ricchi di esempi di mutamento: ad esempio un’analisi dei sedimenti del Po a La Loggia, nel torinese, ha dimostrato che un tempo era il Tanaro a scorrere in quel tratto e non il Po come accade ai giorni nostri. La paleogeografia studia questi processi mappando e ricostruendo l’evoluzione del territorio e ci aiuta a comprendere la creazione di paesaggi unici come le Rocche del Roero, createsi proprio dalla deviazione del Tanaro, o i Laghi di Avigliana e la palude dei Mareschi conseguenza degli “spostamenti” del Sangone fino ad arrivare ai canavesani Monti che hanno arginato il Chiusella deviandone il corso dalla parte opposta.

 Plasmati dagli effetti di questi cambiamenti durati secoli gli ecosistemi si sono adattati non solo seguendo l’acqua ma anche insediandosi nelle zone da lei abbandonate dando vita a veri e propri gioielli di biodiversità ricchi di specie rare in tutto il resto del Piemonte. Scopriamo quanto sono cambiati i fiumi piemontesi con il passare del tempo questa settimana su Rivista Savej.