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In ricordo di Bruno Villata, linguista instancabile

Mercoledì 17 agosto 2022 è mancato Bruno Villata, linguista, autore e amico della Fondazione Enrico Eandi. Bruno era torinese ma durante gli anni della guerra era sfollato nelle Langhe, un territorio che amava pur restando legato al capoluogo di cui conservava l’inimitabile accento raffinato. Dopo gli studi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino Bruno si trasferisce in Canada dove resterà fino alla scomparsa. Ottiene il Ph.D. (Dottorato di ricerca) in Linguistica all’Université Laval di Québec e inizia a insegnare presso le università canadesi dal 1973. Oltre all’insegnamento si interessa di lingue di contatto, dell’insegnamento dell’italiano all’estero, dell’emigrazione italiana in Canada e del piemontese in particolare.

Forte delle sue conoscenze linguistiche che abbracciavano i principali idiomi europei Bruno Villata ha affrontato lo studio della lingua piemontese partendo dalle origini, cioè da I Sermoni subalpini del secolo XII e dalle farse dell’Alione, per arrivare alla parlata dei nostri giorni. Su questa base ha affrontato lo studio del piemontese moderno con l’obiettivo di dare linearità e coerenza alle regole grammaticali e sintattiche che da sempre lo valorizzano. Il suo amore per la terra d’origine e la sua lingua lo hanno caratterizzato per tutta la sua esistenza.

Lo ricordiamo attraverso le parole di un amico di vecchia data, Sergio Gilardino, linguista, scrittore e accademico, anche lui emigrato in Canada per lungo tempo dove ha insegnato letteratura italiana e comparata all’Università McGill, a Montréal. Un ricordo del linguista Bruno Villata, recentemente scomparso, questa settimana su Rivista Savej.