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In difesa del piemontese, Maurizio Pipino

Se oggi è comune avere sottomano dizionari in lingua piemontese lo dobbiamo in parte all’opera di un medico cuneese del Settecento, Maurizio Pipino. Nonostante gli studi in Medicina il nome di Pipino rimane legato ad un pionieristico ed essenziale lavoro sulla lingua piemontese che, nel maggio 1783, lo portò a pubblicare, dopo un lungo lavoro durato almeno cinque anni, la Grammatica piemontese, il Vocabolario piemontese e una raccolta di Poesie piemontesi.

Per comprendere appieno il valore della sua opera dobbiamo pensare che in quel periodo storico la lingua piemontese, nonostante venisse usata comunemente, era relegata in un ambito di semi-clandestinità. A differenza di altre regioni italiane nel pieno Settecento la quasi totalità delle opere in piemontese circolava manoscritta, senza un canone che ne mettesse a punto la scrittura e le regole grammaticali. Con l’avvento al trono di Vittorio Amedeo III le cose iniziarono a cambiare e il piemontese incominciò a trovare maggior spazio nelle accademie che stavano sorgendo nel Regno.

L’opera di Pipino fu l’ultimo e naturale passo di questo nuovo flusso di energie e i suoi effetti furono immediati: la Grammatica venne citata ed elogiata da diverse riviste culturali internazionali e il suo intento di lotta contro l’analfabetismo, soprattutto delle classi più povere, iniziò a dare i suoi frutti. Perché quindi non dedicare una via torinese a questo medico settecentesco che tanto fece per la nostra amata lingua piemontese? Scopriamo il contributo al piemontese dato da Maurizio Pipino questa settimana su Rivista Savej.