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Il paesaggio dipinto, da sfondo a protagonista

La pittura piemontese tra Ottocento e primo Novecento ci offre un ampio panorama di quadri rappresentanti paesaggi naturali, tra gli artisti più noti: Antonio Fontanesi, celebre per i suoi chiaro-scuri quasi monocromatici, Vittorio Avondo, il cui denso cromatismo influenzò tanta pittura paesista piemontese e Lorenzo Delleani, dalla pennellata rapida e vivace contrapposta a quella di Fontanesi. Nel ventennio 1860-1880, nel cuore del Canavese, un gruppo di artisti, guidato da Carlo Pittara, diede vita al sodalizio artistico noto come “Scuola di Rivara”. Principio della scuola era la sistematica ricerca del particolare realistico, la riscoperta del bello nel vero e lo studio costante della natura, soffusa di una nota malinconica, tratto caratteristico della pittura subalpina.

Cinquant’anni più tardi i “Sei di Torino” – così veniva chiamato il gruppo, formatosi alla scuola di pittura di Felice Casorati – prendevano le distanze dall’arte di regime nazionalistica cercando, con una visione anticonformista, di riallacciare i legami con l’arte europea. Le loro opere guardavano a Cézanne, Matisse, ai Macchiaioli, Modigliani, Manet, ma anche ai Fauves; elaborarono una pittura improntata esclusivamente alla forza del colore, inteso come strumento di rifiuto e denuncia del ritorno all’ordine e alla classicità, caldeggiati invece dall’arte fascista.

A partire dall’Ottocento, quando il paesaggio da sfondo diventa a tutti gli effetti protagonista, i panorami boschivi, i pascoli verdeggianti, i toni gialli dei campi di grano e quelli vinaccia dei vigneti piemontesi popolano le tele dei grandi artisti regalandoci splendide opere da ammirare. Scopriamole insieme su Rivista Savej!