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Il lungo crepuscolo di un’anima, Guido Gozzano

Considerato tra i massimi rappresentanti del crepuscolarismo e tra i più noti poeti di inizio Novecento, Guido Gozzano è spesso ricordato come un uomo malinconico che rifiutò il suo presente per rifugiarsi nella semplicità del passato dividendo la sua vita tra la città di Torino – risiedeva in via Cibrario – e la campagna canavesana.

Gozzano nasce nel 1883 in una famiglia di medio-alta borghesia e dopo il diploma si iscrive alla Facoltà di Legge, materia che lo lascia insofferente vista la sua predisposizione alla letteratura e alla poesia. Nel 1904 gli viene diagnosticata la tubercolosi polmonare, una malattia che segnerà sensibilmente la sua breve vita.  A due anni dalla diagnosi conosce la poetessa Amalia Guglielminetti con cui intreccerà una relazione quasi platonica testimoniata dalla corrispondenza tra i due.

L’alternanza di questo amore sincero alla paura di un sentimento così forte caratterizzerà la figura di Guido Gozzano creando in lui una duplicità riflessa sulla sua vita cittadina e di campagna. Ad Agliè trascorre le sue giornate presso la villa “Il Meleto” al riparo dalla malinconia e dalla frenesia della città. L’affetto per gli oggetti che lo circondano traspare in molte delle sue opere tra cui L’amica di nonna Speranza e La signorina Felicita. Morirà a Torino, una sera di agosto prima di compiere trentatré anni, a causa di un forte attacco della malattia che tanto condizionò la sua esistenza.

Tra amore e sofferenza, conosciamo meglio il grande poeta piemontese su Rivista Savej!