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I misteri del Vercelli Book

Nella Biblioteca Capitolare di Vercelli è conservato uno dei quattro codici esistenti che raccolgono il 90% delle composizioni in Old English – la forma più antica dell’inglese – oggi conosciute. Ciò che lo rende speciale, oltre alla rarità e al fatto che sia stato ultimato sul finire del 900, sta nel fatto che si tratti dell’unico dei quattro volumi a essere conservato Oltremanica. Com’è possibile dunque che un manoscritto di questo genere sia giunto proprio a Vercelli? Sappiamo che il codice rimase in Inghilterra almeno fino alla prima metà del secolo XI e che arrivò a Vercelli intorno al 1100. In quel periodo storico la città eusebiana fu uno snodo cruciale lungo la via Francigena e i numerosi ospedali e istituti presenti consentivano ai pellegrini di sostare e trovarvi alloggio: Vercelli era quindi una tappa cruciale prima del lungo viaggio verso Roma.

Il Vercelli Book, o Codex Vercellensis, contiene ventitrè omelie in prosa e sei testi poetici vergati con un tipo di grafia denominata minuscola quadrata anglosassone; la natura religiosa e agiografica dei testi oltre al valore dell’oggetto e alle sue possibili funzioni (la lettura pubblica o la commissione per la biblioteca di un ordine monastico) fanno presumere che sia stata una importante personalità ecclesiastica del periodo a donare a Vercelli il codice, magari per contraccambiare l’ospitalità ricevuta. Quel che è certo è che dopo secoli di oblio il volume è stato riscoperto, digitalizzato e posto al centro di molte esibizioni ed eventi della vita culturale vercellese e non, godendo finalmente dell’attenzione internazionale che merita. Ne riscopriamo unicità e misteri questa settimana su Rivista Savej.