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Giovanni Virginio Schiaparelli, il marziano

Un astronauta viene lasciato su Marte perché erroneamente creduto morto durante una missione della Nasa, inizia così la sua lotta per la sopravvivenza sullo sfondo di un pianeta ostile e desolato. Ridley Scott nel suo The Martian del 2015 ci restituisce un’immagine del Pianeta Rosso molto influenzata dalle più recenti esplorazioni, un’immagine ben lontana da quella che ha caratterizzato buona parte della letteratura e della produzione cinematografica fantascientifica, che ha sognato un pianeta popolato da forme di vita intelligenti e civiltà decadenti che sopravvivono in una terra ostile fra i resti di un glorioso passato.

Furono gli studi di un illustre saviglianese, Giovanni Virginio Schiaparelli, o meglio un’errata traduzione delle sue osservazioni, a far esplodere il mito di un pianeta popolato da marziani. Schiaparelli, dall’Osservatorio Astronomico di Brera di cui era direttore, nella notte del 23 agosto 1877 rivolse un nuovo e più potente telescopio verso un punto rosso nel cielo, osservando un’immagine di Marte molto diversa da quanto fino ad allora pubblicato e decise così di tracciare una propria mappa. Il primo ciclo di osservazioni del pianeta si chiuse nel mese di marzo del 1878. Schiaparelli riuscì a calcolare l’asse di rotazione di Marte e a mappare la sua superficie, dando un nome ai mari e alle montagne che caratterizzano il suo paesaggio e descrivendo una rete di canali che ne solcano il suolo. Proprio dall’ambiguità della traduzione in inglese della parola “canale” nacque l’idea che Marte fosse attraversato da tanti canali artificiali e quindi popolato, influenzando per sempre l’immaginario collettivo e, in un certo modo anche le conclusioni – forse un po’ affrettate – a cui arrivarono astronomi successivi.

Non è un caso che nel 1973, anni dopo le foto scattate dalla sonda Mariner 4 sulla superficie del pianeta – foto che smantelleranno per sempre le ipotesi di Schiaparelli – un David Bowie molto glamour cantasse ancora “Is there life on Mars?”. Questa settimana su Rivista Savej.