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Giardino, un villaggio scomparso nel Novarese

Tra i libri del compianto Sebastiano Vassalli, genovese di natali ma fortemente legato al Piemonte e in particolare al territorio del Novarese, il romanzo storico La chimera – vincitore del Premio Strega nell’anno di uscita, il 1990 – è tra i più famosi e amati dai lettori. Nel libro si racconta la storia di Antonia, un’orfanella adottata da una coppia di contadini di Zardino nel 1600, ingiustamente processata con l’accusa di essere una strega. La proverbiale bravura di Vassalli è enfatizzata dall’aver descritto minuziosamente un paese scomparso, Zardino (o Giardino) appunto, nella bassa novarese. Può un intero villaggio sparire nel nulla?

Per secoli di Giardino non si è saputo molto finché, a metà Novecento, il recettese Giovanni Deambrogio non ne riesuma il nome dalle macerie della storia collocandolo tra Biandrate e Recetto, in provincia di Novara. Le fonti storiche tramandano di un villaggio dalle dimensioni contenute – ma che poteva contare su un castello, un forno e un mulino – di cui non si hanno tracce precedenti al XIV secolo. La prima testimonianza scritta contenente il toponimo “Giardino” risale al 1404, anno in cui la famiglia vercellese Arborio sottomette i propri territori all’autorità dei Savoia. Guerre, esondazioni, pestilenze, conquiste e flagelli potrebbero aver fatto sparire Giardino dalle mappe piemontesi lasciandoci le pagine di Vassalli come unica possibilità per immaginarne le fattezze.

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