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Ernesto Schiaparelli, l’egittologo

“È uno dei monumenti più insigni della necropoli di Tebe”, così Ernesto Schiaparelli, già direttore del Museo Egizio di Torino, commentava nel 1904 la tomba QV66, comunemente nota come tomba di Nefertari, da lui scoperta durante i lavori di scavo con la Missione Archeologica Italiana (M.A.I.) nella Valle delle Regine.

Il mito della bellezza di Nefertari, Grande Sposa Reale di Ramsete II, è ben rappresentato dalla regalità della sua tomba paragonabile a quelle che si trovano nella Valle dei Re, benché saccheggiata, infatti, la QV66 conserva un magnifico ciclo pittorico sulle pareti e sul soffitto che costituisce una testimonianza inestimabile della vita quotidiana a corte e una delle migliori rappresentazioni del viaggio che, secondo la religione egizia, l’anima della Regina avrebbe intrapreso verso l’aldilà.

Ma non fu questa la sola grande scoperta dell’egittologo originario di Occhieppo Inferiore, in provincia di Biella. Se oggi Torino vanta la seconda maggiore collezione di antichità egizie al mondo, gran parte del merito va a Schiaparelli e alla Missione Archeologia Italiana che ha portato alla luce oltre 30.000 reperti.

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