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Come il Piemonte scoprì Beethoven

Prima che di Beethoven si sapesse qualcosa in Italia, l’unico compositore contemporaneo ad accorgersi del genio di Bonn fu il piemontese Carlo Evasio Soliva, il quale definì la musica di Beethoven “una cosa che fa stupore”.

L’Italia infatti non era pronta ad accogliere le opere del genio tedesco. A Torino ad esempio, benché la città fosse ricca di teatri, non esisteva uno spazio idoneo a ospitare un’orchestra moderna per la musica sinfonica. Fu solo grazie al talento per l’innovazione di Arturo Toscanini che venne riformato il sistema musicale italiano permettendo così a Beethoven e alla sua “Nona” di approdare nei teatri italiani.

A Torino la celebre opera di Beethoven venne suonata per la prima volta solo nel 1888 in un contesto insolito, nell’aula di una scuola in via D’Angennes (oggi Principe Amedeo), e solo nel 1892 al Teatro Regio.

Snobbata da molti musicisti italiani, la musica di Beethoven arriva nel Bel Paese attraverso il Piemonte, un percorso tortuoso e difficile che vi raccontiamo questa settimana su Rivista Savej.