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C’era una volta il bosco

La varietà geografica piemontese ci permette di immergerci in contesti naturali molto differenti tra loro: dalle selve collinari ai confini di Torino alle foreste sterminate e antiche come il Gran Bosco di Salbertrand in Val di Susa, il parco nazionale della Val Grande nel Verbano e non solo: in Piemonte ci sono boschi nuovi nati pochi decenni fa dopo lo spopolamento delle valli e boschi unici nati dall’incontro del clima montano con quello marittimo. Questa biodiversità ricchissima ci riconduce alla vita di una volta, lontana dal caos delle città, in luoghi silenziosi e selvaggi. Eppure l’impronta dell’uomo c’è in tutti i boschi che abbiamo citato se si pensa che per trovare l’ultimo lembo di foresta vergine rimasto in Europa bisogna viaggiare fino in Polonia nella foresta di Białowieża.

Se un bosco ci appare selvaggio è perché è stato abbandonato da tempo dall’uomo, guardando un castagneto secolare dobbiamo pensare ad una pianta non originaria del Piemonte ma introdotta in epoca classica, ammirando i colori autunnali dei larici ricordiamoci che furono introdotti nei boschi piemontesi per sfruttarne il legname e, infine, anche la sopravvivenza di un bosco sano e forte su ripidi pendii potrebbe spiegarsi semplicemente per la sua funzione di paravalanghe naturale. Insomma, i boschi che vediamo sono stati plasmati dall’uomo nel corso dei secoli ma ciò non ci deve fermare dal viverli con rispetto, godendo dei silenzi, dei profumi e della pace di questi splendidi polmoni verdi piemontesi.

Tra reale e immaginario immergiamoci nei boschi del Piemonte questa settimana su Rivista Savej!