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Carlo Noé e il canale Cavour

La prima grande opera d’ingegneria civile del neonato Regno d’Italia, l’esempio concreto dell’ideale piemontese di “un lavoro fatto per bene”, la costruzione del canale Cavour, venne avviata nel 1863 e conclusa nel 1866. Su una distanza di quasi 85 km e con una portata di 110 metri cubi al secondo, il canale Cavour congiunge il Po con il Ticino, attraverso il Novarese e il Vercellese, fino alla Lomellina. Nella memoria popolare, quello che è considerato uno dei più grandi canali artificiali d’Europa, viene ritenuto opera dell’ingegno di Camillo Benso, conte di Cavour, primo ministro del Regno d’Italia.

Invece il primo a immaginare di deviare l’acqua del Po per l’irrigazione fu un frate domenicano, padre Tommaso Bertone da Cavaglià, nel 1633, ma è solo nei primi decenni dell’Ottocento che l’idea si fa concreta e realizzabile. Sarà infatti l’ingegnere alessandrino, dal nome quasi profetico, Carlo Noè, a elaborare nel 1846 il progetto definitivo e a dimostrare la fattibilità di quest’opera colossale, grazie anche ai rilievi sul posto che effettuerà percorrendo, in lungo e in largo a dorso di mulo, la pianura Novarese e Vercellese.

Ma non solo… sarà sempre un’idea di Carlo Noè a cambiare le sorti del Regno di Sardegna impegnato contro gli austriaci. Il 29 aprile 1859 Noè proporrà infatti di allagare la pianura per contrastare l’avanzata austriaca consentendo così la vittoria piemontese. La storia di un genio dimenticato questa settimana su Rivista Savej.