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Carlo Bertero, il botanico inghiottito dalle onde

Lunghe basette e sguardo rivolto verso l’orizzonte, il ritratto di Carlo Bertero, medico e botanico originario di Santa Vittoria d’Alba, sembra uscito dalla matita romantica ed errabonda di Hugo Pratt, e così è stata infatti la sua vita, un’avventura che dai vigneti delle Langhe lo ha portato a vagabondare tra le isole del Pacifico fino a scomparire inghiottito dall’oceano.

La carriera di Bertero inizia sulle Alpi: dopo aver abbandonato i suoi incarichi di medico a causa della caduta del regime napoleonico, intraprende diverse escursioni, esplorando il Moncenisio e i suoi dintorni e successivamente il territorio di Alba e delle Langhe, con lo scopo di raccogliere e descrivere le specie vegetali autoctone poi riunite nel suo Herbarium Pedemontanum, pubblicato dal torinese Luigi Colla. Nel 1816 decide di andare alla scoperta di specie vegetali ancora sconosciute in Europa, si imbarca così sulla “Guadalupe”, una nave diretta alle Antille e negli anni successivi visita l’isola di St. Thomas, Portorico, Santo Domingo e Haiti. Quindi fa rotta verso il Cile, dove raggiunge l’Isola di Juan Fernandez, oggi nota come Isola Robinson Crusoe, qui infatti il marinaio scozzese Alexander Selkirk sopravvisse da solo per quattro anni e quattro mesi ispirando, con la sua storia, la penna di Daniel Defoe.

Saranno oltre 200 le specie sconosciute classificate e illustrate da Bertero, che tuttavia non farà più ritorno tra le sue colline, lui e gran parte delle sue collezioni scompariranno infatti nel 1831 in un naufragio al largo di Tahiti. Saranno i suoi amici a mantenere vivo il ricordo dei suoi studi e a noi, su Rivista Savej, piace immaginarlo così, a dipingere fiori e piante tropicali sullo sfondo di un tramonto infuocato.