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Bambole dal Piemonte, storia di una collezione

Il mondo del collezionismo offre la possibilità di circondarsi di oggetti unici e preziosi e lo stesso vale per chi, come Pieranna Bottino, si dedica alla raccolta di bambole etniche o “bambole souvenir” dalla propria regione e dal mondo. Collezionare bambole significa riscoprire, da oggetti apparentemente semplici, le tracce di usi, costumi, tradizioni e folclori di un certo popolo o di un certo territorio.

Spesso tra le numerose bambole prodotte nella storia si ricordano solamente quelle realizzate da ditte celebri: è il caso delle bambole Lenci, la prestigiosa fabbrica torinese che nel periodo a cavallo dei due conflitti mondiali utilizzò il feltro di un’altra grande azienda piemontese per la realizzazione delle “bambine” made in Torino: la Borsalino. Eppure anche le bambole più folcloristiche ci regalano uno spaccato della società, degli usi, dei costumi e delle tradizioni dei popoli e del periodo in cui esse sono state realizzate. Vi sono ad esempio bambole legate a personaggi o eventi storici come quella realizzata in occasione della Battaglia di Marengo o quella con le fattezze di un garibaldino in omaggio all’eroe dei due mondi. Numerose sono le versioni di bambole dei personaggi carnevaleschi legati alla città della Mole: Gianduja e Giacometta.

E se, come abbiamo anticipato, molte di queste bambole sono realizzate con materiali pregiati e hanno acquisito un notevole valore con il passare degli anni, non meno importanza hanno le cosiddette “bambole povere” create con materiale di scarto o trovato in natura, spesso ospitate nei musei etnografici della nostra regione. Povere sì ma non per questo meno divertenti per i loro compagni di gioco. Rovistiamo tra i bauli della storia riscoprendo le bambole piemontesi su Rivista Savej!