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Alba Pompeia e le Langhe ai tempi dei Romani

Il dominio romano sul territorio di Alba e delle Langhe ha lasciato segni più o meno evidenti nell’architettura, nella conformazione della città, nella rete viaria e anche nella toponomastica. La zona era precedentemente occupata dalle popolazioni liguri che pagarono a caro prezzo le mire espansionistiche di Roma: fu Marco Popilio Lenate, nel 173 a.C., a macchiare del sangue degli Statielli le dolci colline albesi. Tracce dell’Alba romana si possono trovare presso l’odierna piazza Pertinace dove, negli anni Duemila, sono emerse le fondamenta di un tempio databile al I secolo a.C., ma è solo il più antico dei reperti che l’Impero romano lasciò dopo la sua caduta.

Di importanza non minore le iscrizioni in marmo sopravvissute ai secoli ci tramandano le storie di alcuni degli uomini più di rilievo nella vita politica di Alba Pompeia, l’antico nome di Alba. Tra questi Publio Elvio Pertinace noto per aver intrapreso una carriera militare che lo portò a diventare il generale fidato di Marco Aurelio. E se le Langhe al giorno d’oggi devono gran parte della loro ricchezza alla produzione vitivinicola di eccellenza anche allora il prodotto più importante ricavato da queste terre doveva essere il vino. Lo dimostrano le numerose anfore a fondo piatto ritrovate, la stele funeraria di un mercante di vini della zona e le testimonianze scritte di Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane. Tuttavia, a differenza di oggi, questa bevanda era destinata soprattutto al consumo locale e non all’esportazione.

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