Peste-bubbonica

Monferrato, 1525: così il vino divenne un rimedio contro la peste

In una delle scene più iconiche della storia del cinema, un cavaliere (Antonius Block intepretato da Max von Sydow), di ritorno dalle Crociate, trova ad attenderlo su una spiaggia la Morte (Bengt Ekerot), che il cavaliere decide di sfidare ad una macabra partita a scacchi per procrastinare il momento della sua dipartita. Si tratta della scena iniziale de “Il Settimo Sigillo”, capolavoro del 1957, nel quale il regista svedese Ingmar Bergman riflette sul senso della vita attraverso le domande del protagonista e le vicissitudini dei personaggi che incontra in un imprecisato Nord Europa devastato dalla miseria e dalla peste.

Proprio al tempo delle Crociate la peste si diffuse in Italia e in Europa arrivando a colpire in modo particolarmente violento il Marchesato del Monferrato nel 1525. Nei lazzaretti i medici tentavano in qualche modo di salvare gli ammalati e di prevenire, con scarsi risultati, la diffusione del contagio. È a questo punto che fece la sua comparsa, vero e unico toccasana, il vino. Per disinfettare gli oggetti che erano in contatto con i malati e per l’igiene personale, si utilizzavano infatti sostanze vinose e l’aceto, mescolato ad acqua, era spruzzato un po’ ovunque per disinfettare le case appestate. Il vino quindi, prima di diventare una bevanda pregiata, venne utilizzato come disinfettante e la domanda crescente ne fece salire vertiginosamente il prezzo tanto che nel 1525 un “bottallo” (circa 30 litri) di buon vino nero era venduto anche a 50 scudi d’oro del sole, pari a 40 euro attuali.

Sempre il vino pare fosse l’antidoto utilizzato da bande di untori che si adoperavano a diffondere il contagio rimanendo, grazie al suo supposto potere antisettico, immuni dal terribile morbo. Storie vere, documentate dagli atti dei processi, ma anche macabre che ci permettono di riflettere sul ripetersi della Storia, questa settimana su Rivista Savej.