La lenga d’oé e le lingue d’oc e d’oil

Sull’annosa questione della lingua utilizzata nei Sermoni Subalpini, 22 prediche risalenti alla fine del secolo XII e che rappresentano il più antico documento pervenutoci nella parlata di una parte dell’area cisalpina, Bruno Villata interviene sostenendo che non si tratta di una lingua mista, bensì di una parlata in trasformazione, vicina ma diversa dalle lingue d’oc e d’oil con cui, oltre ad avere un sostrato simile, era in situazione di contatto.

Sull’impronta dei tradizionali gruppi di lingue neolatine individuate da Dante e definite a partire da come in quelle lingue si pronunciasse l’affermazione, sì per l’italiano, oïl per il francese, oc per il provenzale, Villata definisce lingua d’oé la lingua attestata dai Sermoni Subalpini, che usa oé come affermazione.

Che la lingua d’oé fosse in trasformazione lo si nota dal fatto che le varie forme arcaiche si trovano soprattutto nelle prediche della prima metà. Anche l’alternanza sporadica di forme arcaiche e moderne equivalenti è una conferma del cambio linguistico in atto. Per quanto concerne la grammatica, si può dire che le regole della lingua d’oé si ritrovano nelle parlate piemontesi antiche e moderne.

In sostanza, la distanza che intercorre tra la lingua d’oé ed il piemontese moderno è di gran lunga inferiore a quella che separa la lingua d’oil dal francese attuale.

Compra il volume su  

Torna ai libri